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lunedì, ottobre 23





"Thank you for smoking" è un film che fa riflettere. Dietro una commedia spiritosa e dai dialoghi brillanti, emergono tematiche controverse e una critica spietata all'America, ai suoi valori poco saldi.
Il cuore del film non riguarda il tabagismo in sè, ma piuttosto quello che gira attorno a questo fenomeno: il bussiness multimiliardario, i messaggi pubblicitari e i suoi detrattori/sostenitori.
In maniera molto cinica, illustra la situazione attuale a cui si è giunti: vi è un contrasto netto tra due fazioni contrapposte della nostra società. La prima, guidata da una crescente preoccupazione salutista, pretende rispetto per la propria scelta di non fumare e poco a poco conquista vittorie significative contro le multinazionali: il divieto di fumare nei locali pubblici, il riconoscimento dei danni causati dal fumo sia attivo che passivo. La seconda, invece, composta da coloro che affermano il sacro santo diritto al libero arbitrio e da quelli che hanno interessi economici rilevanti in questo bussiness, che si sentono denigrati e oppressi dalla campagna di disincentivazione nei confronti del fumo.
Il risultato di questa contrapposizione è una lotta senza esclusione di colpi bassi, che spesso non mira a raggiungere una soluzione, il miglior compromesso tra le due fazioni, ma piuttosto ad una vittoria schiacciante sugli avversari, additati come falsi moralisti o come l'incarnazione del demonio a seconda dei casi.

Le armi di questa lotta sono le parole.
Già nel V secolo a.C., Gorgia da Lentini, esponente greco del movimento sofista, affermava che la parola "è come un potente signore, che col più piccolo e impercettibile dei corpi riesce a compiere le imprese più divine".
Cinque secoli più tardi, lo scrittore greco Plutarco, commentando il movimento sofista e Gorgia in particolare, scrisse "la retorica è l'arte del parlare, che ha la sua forza nell'essere artefice di persuasione nei discorsi politici intorno ad ogni soggetto; che è creatrice di convincimento e non di insegnamento". Quello di Plutarco è forse un monito per i posteri? La parola non deve essere necessariamente latrice di un messaggio conforme alla morale, spesso si rivela un arma a doppio taglio potente ma pericolosa, capace di toccare e colpire nell'intimo, capace di condizionare a prescindere dai contenuti di cui è portatrice, giusti o sbagliati che siano.

Ed è proprio il protagonista di questo film, Nick Naylor, a farsi carico dell'eredità dei sofisti per portare avanti la battaglia in difesa delle sigarette, in difesa del diritto di scelta dei fumatori e in difesa di ingenti interessi economici delle lobbies del tabacco di cui è rappresentante. VicePresindente dell'Accademia per gli Studi sul Tabacco, un centro di ricerca finanziato dalla Big Tobacco, dice di sè: "sono pagato per parlare, non sono laureato nè in medicina nè in legge, sono diplomato in colpire sotto la cintura e incassare insulti." Divorziato e con un figlio che vede solo nei week-end, sembrerebbe a primo acchitto il tipo d'uomo che è disposto a vendersi anche la madre per scalare la vetta del successo. E lui in vetta ci è arrivato grazie al suo sorriso, al carisma e alla sua indiscussa abilità oratoria con cui riesce a plasmare la verità a suo piacimento.
Durante il film sono molte le occasioni per cui potremmo abbandonarci ad un giudizio totalmente negativo, quando afferma che un malato di cancro è un cliente in meno per le multinazionali, quando fa, del crescente numero di morti a causa del fumo, un motivo per inorgoglirsi di fronte ai propri colleghi, quando utilizza la retorica per instillare in una scolaresca il dubbio che fumare non sia nocivo per la salute. Tuttavia il personaggio è molto più complesso di quanto sembri ed è nel rapportarsi col figlio che viene fuori la parte più umana e il messaggio cinico prevalente nel film viene mitigato da una visione più ponderata. Suo figlio sembra l'unico che possa tenergli testa, l'unico a metterlo in difficoltà e con cui abbandona i toni caricaturali che utilizza con i suoi avversari ed emerge la sua strenua difesa dell'individuo di fare ciò che vuole.

Se la "dubbia" moralità e l'abilità oratoria sono di certo i tratti più caratterizzanti del protagonista, il suo avversario, il senatore Hortolan Finistirre, non brilla per integrità e intelligenza. Dietro l'inflessibile muro della sua etica esposta di fronte alle telecamere, si nasconde una seconda faccia abbastanza ipocrita per cui la dignità del malato è da mettere in secondo piano: <<Dove diavolo l'hai trovato quel ragazzo col cancro voglio sapere? Queste cazzo di no profit! Quando cerchi un ragazzo col cancro deve essere un caso disperato, deve stare sulla sedia a rotelle, deve avere difficoltà a parlare. Deve avere un piccolo pesce rosso in una bustina di plastica che si porta appresso, disperato>>.

Sullo sfondo della "eterna" lotta tra Nick Naylor e il senatore Finistirre, si inseriscono tanti personaggi comici e al limite della satira. Il capo Budd 'BR' Rohrabacher, un manager vecchio stampo, dalle cui labbra fuoriesce una delle frasi più divertenti del film: "noi non vendiamo tic-tac porca vacca, vendiamo sigarette e sono fiche, disponibili e danno assuefazione: il lavoro è praticamente già fatto!".
Originale e spassosa la trovata dei M.d.M., i Mercanti di Morte, il gruppo di amici di cui fa parte il nostro protagonista, che difendono rispettivamente la lobby del tabacco, dell'alcol e delle armi, i quali si incontrano periodicamente per discutere delle strategie, vantarsi dei propri successi e bullarsi degli insuccessi altrui.

"Thank you for smoking", prodotto in un ambito cinematografico indipendente, ha potuto godere di una libertà di azione che gli ha permesso di confezionare una commedia frizzante costruita attorno a personaggi molto atipici e interessanti, più degli antieroi che dei paladini. Il film non ha la pretesa di dare una risposta agli interrogativi del tabagismo o di portare un insegnamento etico. Tutt'altro, lascia ad ognuno la possibilità di interpretarlo nella maniera che più gli è congeniale, la possibilità di ragionare con la propria testa e giungere ad una conclusione personale.
Bazzecole di: UfFaMarcelloUfFa alle ore ottobre 23, 2006 04:28 | Link | commenti
lunedì, ottobre 16

In questi giorni, sui giornali e in televisione, abbiamo sentito ripetere in maniera quasi ossessiva la parola "Integrazione". Cosa si intende per Integrazione?

 Il dizionario Garzanti dà una definizione abbastanza chiara: " disponibilità degli individui di una società a cordinare le proprie azioni mantenendo a un livello tollerabile i conflitti ". Quindi l'Integrazione prevede che ci sia una certa "coralità" nelle decisioni prese dagli individui che compongono una società affinchè si possa raggiungere lo scopo dell'armonia sociale. Potremmo aggiungere che il processo di Integrazione prevede due attori principali: l'individuo ( che si vuole integrare ) e la società ( dove l'individuo dovrebbe integrarsi ). Il Garzanti, secondo me, mette un accento sulla parola disponibilità: la società che ospita l'individuo dove dare una possibilità concreta di inserirsi e amalgamarsi nel tessuto sociale che la costituisce. Tuttavia, il processo di Integrazione non è qualcosa di unilaterale. Non si può pensare che un individuo estraneo possa inserirsi appieno senza avere supporto né tanto meno si può permettere che l'individuo cerchi di ricostruire una comunità distinta e autonoma ( ovvero una comunità con delle leggi e degli usi completamente avulsi dal contesto sociale dove è innestata ) all'interno della società che lo ospita.  

La storia ci consegna tanti esempi fallimentari di convivenza/integrazione tra civiltà diverse ( fallimento avvenuto a causa della mancata disponibilità degli attori dell'integrazione a fondersi e mescolarsi,a creare un'unica società caratterizzata da un "melting pot" di leggi, culture e costumi diversi ) e noi dovremmo con tanta responsabilità raccogliere questo lascito prezioso e farne tesoro. Ma sfortunatamente questo avviene raramente.

La Scuola riveste un ruolo fondamentale affinchè l'integrazione possa andare a buon fine. Quale occasione potrebbe essere migliore se non quella di coltivare nelle aule scolastiche la solidarietà, la coesione sociale e instillare nelle nuove generazioni la cultura del rispetto ? Sarebbe un grande passo avanti se la tolleranza e il rispetto diventassero qualcosa di normale e non uno sforzo da compiere in nome di chissà quali ideali. Nella scuola abituare i bambini a tutto questo, facendoli crescere l'uno affianco all'altro consapevoli delle differenze fisiche, culturali e religiose potrebbe essere una grande svolta per risolvere una questione annosa fonte di tanti conflitti e spaccamenti.

L'imam egiziano Abu Imad, guida spirituale della moschea di via Jenner, ha dichiarato, rispondendo ad una domanda riguardante il rapporto tra identità e integrazione [in una intervista al Corriere qui, intervista integrale qua ], che << una società davvero multietnica punterebbe a creare ponti di cultura con questi alunni, e non a farne delle copie sbiadite e senza identità >>. Ma la domanda che mi pongo io è: come è possibile creare questi ponti culturali se comunque si cerca di isolare le nuove generazioni, farle vivere in un contesto asettico ed impedire in maniera testarda una qualsiasi contaminazione? Concordo che per molti immigrati conservare le proprie radici e la propria cultura è un modo per sentirsi vicini alla propria famiglia e alla propria terra. Siamo ben lontani dal volere che questa gente si converta al cattolicesimo o snaturi la propria identità però sarebbe auspicabile che fosse lo stato Italiano in primis a richiedere l'impegno degli immigrati ad integrarsi e a partecipare a tutte le attività della vita sociale italiana, compresa la scuola. Poi suona molto strano che le varie scuole "coraniche" vengano chiuse non perchè sono illegali e incoerenti col processo di integrazione ma perchè siano spesso inagibili. A questo proposito vi riporto le recenti parole di un eminente giornalista e intellettuale egiziano, Magdi Allam:

<< Ebbene la nuova vicenda della scuola di via Ventura conferma la persistenza dello sbandamento cognitivo e etico dell’Italia in preda alla mistificazione della realtà e al relativismo culturale, religioso, valoriale e giuridico. Per 15 anni le autorità locali e nazionali hanno consentito l’attività di un centro di indottrinamento all’ideologia islamica radicale, sorto all’ombra della moschea di viale Jenner, assolutamente illegale. Eppure quando il 6 settembre 2005 si decise di chiudere la «scuola islamica» trasferitasi in via Quaranta, lo si fece non perché illegale,ma banalmente per «inagibilità dei locali». Come se il problema non fosse l’esaltazione della «guerra santa islamica», intonata nell’inno mattutino cantato dai ragazzi, o la trasmissione della cultura dello scontro, della separazione identitaria, della violenza religiosa e del martirio islamico inculcata nelle aule. Le istituzioni italiane non solo non hanno sanzionato né i predicatori d’odio che praticavano questo lavaggio di cervello né i genitori che sottraevano i figli al dovere della scuola dell’obbligo, ma sono scesi a patti elevandoli a propri legittimi interlocutori, continuando a violare la legge e mercanteggiando sui nostri valori. >> [ tratto da questo articolo del Corriere del 12/10/2006 ].

 
 
Concludo questa lunga riflessione con una speranza: dobbiamo puntare sullle nuove generazioni, sull'esempio di tre ragazze Pakistane Saba, Almas e Halfa che dichiarano al quotidiano Repubblica [ qui  l'articolo completo ] di essere felici di poter frequentare le scuole statali italiane e di potersi integrare, sentirsi parte di questo paese. Fa piacere leggere che in Inghilterra, degli studenti mussulmani abbiano denunciato alle autorità che gli insegnanti del proprio college cercassero di infondere dottrine fondamentaliste che descrivono i non-credenti come feccia [ qui  l'articolo completo ].
 
Bazzecole di: UfFaMarcelloUfFa alle ore ottobre 16, 2006 14:35 | Link | commenti
lunedì, ottobre 16

 


Sotto la mia pelle?

Come recita la descrizione di questo b-l-o-g, andando a curiosare trovereste un miscuglio di carne, ossa, sangue, emozioni e lacrime. Riduttivo, senza dubbio.

La nostra esteriorità è un muro che alziamo per celare ad occhi esterni il personale percorso attraverso l'inferno/purgatorio/paradiso ( a seconda dei gusti ) di questo pazzo mondo.

Andando contro questa abitudine, rispolverare questo b-l-o-g è un modo per registrare una traccia di me, raccontare agli altri qualche passo del mio percorso, permettere loro di dare uno sguardo in quel calderone fumante e apprezzare quella miscela esplosiva di sentimenti.

Eccoci qui: il mio percorso si svilupperà in maniera alquanto casuale e disordinata, senza alcuna apparente coerenza, pescando eventi interessanti da commentare, indicazioni personali riguardo a prodotti letterari / cinematografici che mi hanno particolarmente colpito e tutto ciò che potrebbe portare all'esplosione di quella miscela.

Susu! Al lavoro scansafatiche di un UfFaMarcelloUfFa !!!

Bazzecole di: UfFaMarcelloUfFa alle ore ottobre 16, 2006 10:27 | Link | commenti
domenica, ottobre 15

Due anni fa per caso o per errore ( questa valutazione la lascio a voi ) decisi di creare un diario pubblico. In certi momenti della nostra vita sentiamo il bisogno impellente di cedere un pezzettino di noi a qualcuno. Un amico, un passante, un amante a cui indirizzare un sorriso, una lacrima, una smorfia di dolore... un modo come un altro per condividere e alleggerire il peso della quotidianità. Il b-l-o-g è uno di questi modi. Abbiamo tanto da dare agli altri e molto ancora possiamo ricevere, basta solo aprire una porta.

Effettivamente, quello sfogo mi servì. Un foglio, dell'inchiostro per incalanare le mie inquietudini: ecco la ricetta perfetta per trasformare le nuvole e la pioggia di una giornata uggiosa, in un cielo terso con un sole giallo e caldo che sfodera un sorriso a settantasette denti.

Tuttavia, scrivere un diario non è semplice, comporta molteplici presupposti e un impegno costante. Innanzitutto, la disponibilità dell'autore ad aprirsi al suo pubblico e ad accettare il giudizio e le critiche. Bisogna avere qualcosa da scrivere nelle pagine. E' necessario Reinventarsi ogni giorno affinchè i tuoi lettori non si addormentino leggendo le baZZecole e le "profonde" riflessioni.

Nello stesso momento in cui ho pubblicato il mio primo post, ho capito che non ero pronto per tutto questo. Mi sono preso una pausa di riflessione. Bella lunga, eh ?

Che il sipario si riapra e il carrozzone parta!

Qualcuno mi augura buona fortuna? :p

Bazzecole di: UfFaMarcelloUfFa alle ore ottobre 15, 2006 17:43 | Link | commenti (1)
lunedì, settembre 13

La presentazione è d'obbligo...per un buon padrone di casa...aimè non è il caso! In aggiunta, credo che scoprire subito le carte faccia perdere il mordente in qualsiasi cosa...poi la saggezza popolare ci suggerisce in maniera molto silenziosa che chi si "accontenta" di 'poco', "gode" e 'arriva in fondo'!

Chi è UfFaMarcelloUfFa?!?! boh lo scoprirete ma qualcosa già si può capire...sicuramente è una 'persona' (termine generico!!) che ha a che fare con la noia!

La noia mi perseguita e rende vive le mie giornate smorte ( uggiose...perchè no! )con un sentimento che, seppur antipatico e insopportabile, riempie un vuoto che mi porterebbe all'apatia!!!!

Insomma è un modo come l'altro per avere qualcosa di cui lamentarsi con amici, uno stimolo ( non sempre molto valido ) ad organizzarsi e cambiare in tutti i sensi...

E' un grillo che ti riempie la testa di un "cri cri" interminabile!

CRI-CRI-CRI!!!


Bazzecole di: UfFaMarcelloUfFa alle ore settembre 13, 2004 16:27 | Link | commenti (4)