
"Thank you for smoking" è un film che fa riflettere. Dietro una commedia spiritosa e dai dialoghi brillanti, emergono tematiche controverse e una critica spietata all'America, ai suoi valori poco saldi.
Il cuore del film non riguarda il tabagismo in sè, ma piuttosto quello che gira attorno a questo fenomeno: il bussiness multimiliardario, i messaggi pubblicitari e i suoi detrattori/sostenitori.
In maniera molto cinica, illustra la situazione attuale a cui si è giunti: vi è un contrasto netto tra due fazioni contrapposte della nostra società. La prima, guidata da una crescente preoccupazione salutista, pretende rispetto per la propria scelta di non fumare e poco a poco conquista vittorie significative contro le multinazionali: il divieto di fumare nei locali pubblici, il riconoscimento dei danni causati dal fumo sia attivo che passivo. La seconda, invece, composta da coloro che affermano il sacro santo diritto al libero arbitrio e da quelli che hanno interessi economici rilevanti in questo bussiness, che si sentono denigrati e oppressi dalla campagna di disincentivazione nei confronti del fumo.
Il risultato di questa contrapposizione è una lotta senza esclusione di colpi bassi, che spesso non mira a raggiungere una soluzione, il miglior compromesso tra le due fazioni, ma piuttosto ad una vittoria schiacciante sugli avversari, additati come falsi moralisti o come l'incarnazione del demonio a seconda dei casi.
Le armi di questa lotta sono le parole.
Già nel V secolo a.C., Gorgia da Lentini, esponente greco del movimento sofista, affermava che la parola "è come un potente signore, che col più piccolo e impercettibile dei corpi riesce a compiere le imprese più divine".
Cinque secoli più tardi, lo scrittore greco Plutarco, commentando il movimento sofista e Gorgia in particolare, scrisse "la retorica è l'arte del parlare, che ha la sua forza nell'essere artefice di persuasione nei discorsi politici intorno ad ogni soggetto; che è creatrice di convincimento e non di insegnamento". Quello di Plutarco è forse un monito per i posteri? La parola non deve essere necessariamente latrice di un messaggio conforme alla morale, spesso si rivela un arma a doppio taglio potente ma pericolosa, capace di toccare e colpire nell'intimo, capace di condizionare a prescindere dai contenuti di cui è portatrice, giusti o sbagliati che siano.
Ed è proprio il protagonista di questo film, Nick Naylor, a farsi carico dell'eredità dei sofisti per portare avanti la battaglia in difesa delle sigarette, in difesa del diritto di scelta dei fumatori e in difesa di ingenti interessi economici delle lobbies del tabacco di cui è rappresentante. VicePresindente dell'Accademia per gli Studi sul Tabacco, un centro di ricerca finanziato dalla Big Tobacco, dice di sè: "sono pagato per parlare, non sono laureato nè in medicina nè in legge, sono diplomato in colpire sotto la cintura e incassare insulti." Divorziato e con un figlio che vede solo nei week-end, sembrerebbe a primo acchitto il tipo d'uomo che è disposto a vendersi anche la madre per scalare la vetta del successo. E lui in vetta ci è arrivato grazie al suo sorriso, al carisma e alla sua indiscussa abilità oratoria con cui riesce a plasmare la verità a suo piacimento.
Durante il film sono molte le occasioni per cui potremmo abbandonarci ad un giudizio totalmente negativo, quando afferma che un malato di cancro è un cliente in meno per le multinazionali, quando fa, del crescente numero di morti a causa del fumo, un motivo per inorgoglirsi di fronte ai propri colleghi, quando utilizza la retorica per instillare in una scolaresca il dubbio che fumare non sia nocivo per la salute. Tuttavia il personaggio è molto più complesso di quanto sembri ed è nel rapportarsi col figlio che viene fuori la parte più umana e il messaggio cinico prevalente nel film viene mitigato da una visione più ponderata. Suo figlio sembra l'unico che possa tenergli testa, l'unico a metterlo in difficoltà e con cui abbandona i toni caricaturali che utilizza con i suoi avversari ed emerge la sua strenua difesa dell'individuo di fare ciò che vuole.
Se la "dubbia" moralità e l'abilità oratoria sono di certo i tratti più caratterizzanti del protagonista, il suo avversario, il senatore Hortolan Finistirre, non brilla per integrità e intelligenza. Dietro l'inflessibile muro della sua etica esposta di fronte alle telecamere, si nasconde una seconda faccia abbastanza ipocrita per cui la dignità del malato è da mettere in secondo piano: <<Dove diavolo l'hai trovato quel ragazzo col cancro voglio sapere? Queste cazzo di no profit! Quando cerchi un ragazzo col cancro deve essere un caso disperato, deve stare sulla sedia a rotelle, deve avere difficoltà a parlare. Deve avere un piccolo pesce rosso in una bustina di plastica che si porta appresso, disperato>>.
Sullo sfondo della "eterna" lotta tra Nick Naylor e il senatore Finistirre, si inseriscono tanti personaggi comici e al limite della satira. Il capo Budd 'BR' Rohrabacher, un manager vecchio stampo, dalle cui labbra fuoriesce una delle frasi più divertenti del film: "noi non vendiamo tic-tac porca vacca, vendiamo sigarette e sono fiche, disponibili e danno assuefazione: il lavoro è praticamente già fatto!".
Originale e spassosa la trovata dei M.d.M., i Mercanti di Morte, il gruppo di amici di cui fa parte il nostro protagonista, che difendono rispettivamente la lobby del tabacco, dell'alcol e delle armi, i quali si incontrano periodicamente per discutere delle strategie, vantarsi dei propri successi e bullarsi degli insuccessi altrui.
"Thank you for smoking", prodotto in un ambito cinematografico indipendente, ha potuto godere di una libertà di azione che gli ha permesso di confezionare una commedia frizzante costruita attorno a personaggi molto atipici e interessanti, più degli antieroi che dei paladini. Il film non ha la pretesa di dare una risposta agli interrogativi del tabagismo o di portare un insegnamento etico. Tutt'altro, lascia ad ognuno la possibilità di interpretarlo nella maniera che più gli è congeniale, la possibilità di ragionare con la propria testa e giungere ad una conclusione personale.



